La Sicurezza in Montagna

Impariamo a conoscere molto bene tutte le regole che potrebbero salvarci la vita.

Attenzione! Questa pagina è solo all'inizio della sua stesura...

Vista la quantità di informazioni da inserire, ho preferito pubblicare le prime indicazioni ed aggiornare la pagina durante le prossime settimane. Tornate a visitare questa pagina per ulteriori dettagli sulla sicurezza e le valanghe in montagna.

La Sicurezza. Prima di Tutto.

Praticare il freeride richiede la massima sicurezza, anche negli spot che conosciamo meglio. Anche se siamo esperti.

 

Tutti noi amiamo molto il freeriding. E parlo anche agli amici sciatori. Il contatto con la natura è molto diverso, sia che si pratichi un freeride “meccanizzato” – ovvero con l’ausilio degli impianti di risalita – sia che si decida di andare alla scoperta di tracciati vergini con le nostre splitboard e le pelli.

Prima di tutto, però, è davvero indispensabile dare la massima priorità alla sicurezza. La montagna non perdona. Dal momento in cui ci si trova in una situazione di pericolo – sia essa causata dalla variabilità del meteo piuttosto che dalle terribili valanghe – non è più possibile tornare indietro. In un’era in cui “l’undo” ci permette di correggere qualsiasi errore, dobbiamo abituarci a capire ed accettare che le valutazioni, in montagna, vanno fatte prima. E si deve avere la determinazione di abbandonare anche la miglior uscita dell’anno, se esiste un rischio di mettere la propria vita in pericolo. Una straordinaria discesa non vale la nostra vita, non dimenticatelo.

Le Mie 3 Regole di Base

Partiamo da queste tre semplici regole

 

  1. Non praticare MAI freeride in neve fresca se non ci sono le condizioni adatte del manto nevoso. E mai uscire da soli!
  2. Se ci sono le condizioni, scendere i pendii comunque in sicurezza, stando sulle creste e comunque in zone protette da eventuali valanghe. Prima e durante la discesa, valutare eventuali punti di fuga e di rifugio.
  3. I sistemi di protezione dalle valanghe come tutti gli airbag (ABS, Snowpulse e altri) o l’Avalung, NON sono e non saranno mai una garanzia o un metodo di protezione concreto. Nel momento in cui sarete nelle condizioni di attivare il vostro airbag, significa che state già rischiando la vita. Ne vale la pena?

Ogni freerider professionista vi confermerà che non è disposto a farsi anche una sola discesa se esistono condizioni di rischio. Il fatto che altri rider abbiano già percorso un pendio, non significa assolutamente che quel pendio – o quelli della stessa zona – siano sicuri.

Altri consigli tanto semplici quanto scontati sono:

  • Non andiamo mai fuoripista da soli, se dovesse succedere qualcosa, nessuno saprebbe dove ci troviamo.
  • Non iniziamo escursioni con condizioni di meteo incerto o difficili, come vento forte, nuvole o neve in arrivo, orario che si avvicina al tramonto.
  • Evitiamo discese esposte, ovvero dove sotto si trovano crepacci, strapiombi oppure zone di avvallamento. Tutte queste trappole sono fatali in caso di valanga, anche le conche dove una valanga potrebbe accumularsi esercitando una fortissima pressione, seppellendo sotto diversi metri qualsiasi travolto.
  • Alleniamo spesso con gli amici le procedure di soccorso, utilizzando pala, ARVA e sonda. Si possono organizzare questi allenamenti nei giorni in cui siamo più stanchi, oppure nelle giornate di meteo avverso o con gli impianti chiusi per bufera. Non è necessario recarsi lontano da casa, l’importante è allenarsi spesso sulla neve.
  • Alleniamoci anche a soccorrere un infortunato in sicurezza. Cerchiamo di seguire un corso di soccorso in montagna, in modo da sapere come trattare chiunque possa infortunarsi durante un’uscita.
  • Seguiamo un corso per l’analisi del manto nevoso sul campo. Credetemi, è straordinariamente utile arrivare in cima alla nostra discesa dei sogni e saper fare alcune analisi, come il test della compressione o l’analisi dei cristalli di neve. Non ci vuole molto tempo, se non volgiamo eseguire un test davvero completo ed approfondito.

Una straordinaria discesa non vale la nostra vita, non dimentichiamolo.

SplitBoarding.it

Editor, SplitBoarding.it Amazing Freeride Blog

Tutto inizia nel momento in cui mi sveglio. Quando guardo fuori dalla finestra in un giorno di neve fresca, vedo già la mia prima bandiera rossa: neve nuova.

Jeremy Jones

Professional Freerider, Jones Snowboards

Le 5 Red Flags

Il metodo promosso da Jeremy Jones e molti altri freerider professionisti

Il metodo delle “5 Red Flags” (cinque bandiere rosse) è il metodo utilizzato e promosso da Jeremy Jones per valutare le condizioni della neve e del territorio in backcountry. Più bandiere rosse avremo, più alto sarà il pericolo nell’affrontare un’escursione fuoripista.

Questo metodo è molto semplice da memorizzare ed è legato esclusivamente all’osservazione del territorio. Consiglio a tutti di imparare questi 5 riferimenti, è un altro passo verso una maggiore consapevolezza su come muoversi in montagna e ci rende capaci di valutare se e dove è il caso di buttarci nella polvere… oppure se è meglio restare tranquilli sulle piste o a casa a chiacchierare con gli amici.

 

  1. Neve nuova: se sappiamo già che domattina ci sarà neve nuova (ovvero neve fresca caduta nelle ultime 24 ore), dobbiamo anche sapere che la prima bandiera rossa è già presente. Facciamo molta attenzione perché farsi un’uscita su neve bella polverosa è splendido, ma non dimentichiamo che il 90% delle valanghe causate dall’uomo avvengono proprio entro 24 ore da copiose nevicate.
  2. Segni di valanghe recenti: mentre ci rechiamo sulle piste, vediamo valanghe recenti anche di piccole dimensioni? Allora la seconda bandiera rossa è da aggiungere alla prima. Segni di valanghe recenti sono sia accumuli di valanghe (detriti di neve valanghiva) che segni di fratture nella neve o distacchi di lastroni. Osservare sia l’altitudine che la pendenza dei pendii dove possiamo notare questo tipo di attività, ci aiuta a capire quali aree è obbligatorio evitare.
  3. Venti forti e neve trasportata: se ci sono venti intensi, siamo in presenza della terza bandiera rossa. I venti alzano la bandiera rossa anche quando non esiste neve nuova ma i venti sono stati abbastanza forti da creare neve trasportata, quindi cuscini di neve o creste di neve ventata. In questo caso, direi che l’allarme è alto. Diamo sempre molta attenzione alla direzione dalla quale proviene (o proveniva) il vento.
  4. Rapida crescita delle temperature: il che non significa che è arrivata una giornata calda. Il riferimento va considerato in senso assoluto, quindi una rapida crescita delle temperature anche sotto lo zero, causano instabilità del manto nevoso perché la neve non ha il tempo per adattarsi al cambiamento climatico e tende a rompere il suo fragile equilibrio. Occhio alle differenze di temperatura durante la giornata: se cresce troppo, restiamo in pista. Quarta bandiera rossa.
  5. Neve fragile sotto i nostri piedi: se procedendo in fuoripista sentiamo la neve cedere sotto i nostri piedi, oppure avvertiamo strani rumori di instabilità del terreno, rientrare subito oppure spostarsi in luoghi con un diverso orientamento, altitudine e pendenza. Questi rumori sono tutti segni chiari per la nostra quinta bandiera rossa. Non è detto che cambiando zona non si verifichi lo stesso problema. Stiamo sempre molto cauti e attenti, impariamo ad ascoltare e osservare la montagna, e potremo godere al massimo di tutte le gioie che essa può regalarci.

Naturalmente sarebbe meglio che tutti noi conoscessimo i metodi per analizzare il manto nevoso prima di scendere un pendio di neve fresca. Sapere come eseguire un test di carico sarebbe l’ideale, sicuramente arriverà il momento in cui ogni vero appassionato di freeriding in neve fresca vorrà essere capace di eseguirlo. Nel frattempo, il 5 Red Flags ci permetterà di fare una buona valutazione prima ancora di metterci la tavola ai piedi.

Il 3×3 Di Werner Munter

Uno dei metodi più utilizzati e più affidabili per valutare il territorio.

La descrizione di questo metodo sarà presto online. Tornate a trovarci, inviateci una email per informazioni immediate oppure seguite l’aggiornamento della pagina via feed RSS o il servizio online ChangeDetection.com

Il Materiale per la Nostra Sicurezza

Non trascuriamo mai questi accessori. Alcuni sono obbligatori, altri lo diventeranno presto.

OBBLIGATORIA

L’ARVA (o ARTVA, per alcuni produttori) è l’acronimo del francese “Appareil de Recherche de Victimes en Avalanche”.

In pratica è un dispositivo radio che deve essere indossato a contatto con l’abbigliamento intimo e che, durante le escursioni, deve sempre restare acceso.

L’ARVA è prodotta da moltissime aziende dell’outdoor e funziona nelle due seguenti modalità:

  1. Trasmissione: è la modalità di default quando si accende, e quella che deve essere mantenuta durante tutta l’escursione. In questa modalità, l’apparecchio trasmette un segnale radio standard a 457 Khz, che può essere rilevato dai nostri compagni di escursione tramite i loro apparecchi ARVA e dalle autorità di soccorso in caso di seppellimento sotto una valanga. Alcuni dicono che il segnale potrebbe essere disturbato dalle antenne dei cellulari, per cui è buona regola tenere il telefono lontano dall’apparecchio radio, possibilmente spento.
  2. Ricerca o Ricezione: in questa modalità, che si attiva attraverso interruttori appositi, il nostro apparecchio diventa uno strumento di ricerca, in grado di rilevare i segnali di eventuali compagni sepolti sotto la neve di una valanga, anche a diverse decine di metri di distanza. Utilizzare l’ARVA in questa modalità richiede allenamento, in modo da essere certi di seguire le procedure standard e ridurre i tempi di ritrovamento al minimo. Non dimentichiamo che, in caso di valanga, la vita nostra o dei nostri compagni sepolti dipende dalla nostra abilità nell’utilizzare al meglio proprio l’ARVA, e che dipende dal tempo di ritrovamento. Si parla di minuti, oltre circa 10 minuti le possibilità di sopravvivenza si riducono drasticamente.

Mammut Pulse Barrivox

Le ARVA esistono ad antenna singola (ormai quasi obsolete) oppure a tripla antenna, molto più affidabili e semplici da utilizzare.

OBBLIGATORIA

La pala da neve deve essere sempre portata con noi nello zaino. E’ obbligatoria perché è l’unico attrezzo capace di liberare una persona sepolta sotto una valanga.

Le pale sono tutte smontabili e assemblabili in pochissimi secondi. Esistono diversi tipi di pala, sostanzialmente differiscono per dimensione, forma e peso. Attenzione perché non tutte le pale sono uguali: evitiamo quelle in plastica perché con il freddo si rompono e sono fragili anche nel caso in cui si scavi neve dura e compressa. Sono da preferire pale in alluminio, lega o carbonio.

Una differenza dal punto di vista tecnico è che esistono alcune pale che permettono di attaccare il manico in modo da poterla utilizzare anche come una sorta di zappa, ma vista la durezza della neve compressa quando una valanga finisce la sua corsa, la pala si utilizza quasi esclusivamente impugnandola in modo “classico”. La lunghezza del manico è un altro fattore importante: non acquistare una pala con un manico corto, meglio uno ragionevolmente lungo e comunque collassabile per il trasporto nello zaino.

Io ho trovato un’ottima pala in carbonio (la marca è Komperdell, azienda austriaca che produce ottimo materiale) che mi ha permesso di limare parecchi etti dal mio già pesante zaino ABS. Suggerisco a tutti di orientarvi subito su un modello leggero.

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Anche l’ampiezza della pala stessa è importante, però pochi centimetri non fanno una gran differenza, dal punto di vista pratico e reale, durante l’utilizzo in ricerca sepolti.

OBBLIGATORIA

La sonda è un bastone solitamente lungo 240 cm. composto da vari pezzi e ripiegabile per il trasporto nello zaino. E’ fatta in alluminio o carbonio ed è, insieme a pala e ARVA, parte del corredo obbligatorio che tutti noi dobbiamo avere nello zaino quando affrontiamo qualsiasi fuoripista.

La sonda serve a trovare eventuali vittime sepolte dalla valanga. Quando l’ARVA ci guida sopra la vittima, la sonda – che va inserita nella neve in modo perpendicolare al pendio – ci aiuterà ad identificare la posizione esatta del nostro compagno e a valutare la profondità alla quale si trova.

Anche per la sonda esiste una tecnica ben precisa da utilizzare. Saperla usare bene permette di risparmiare ulteriori secondi preziosi per la vita di chi sta sotto la neve.

E’ molto importante scegliere una sonda di qualità, che sia poco flessibile quando viene estesa. Spesso le sonde economiche sono molto morbide: basta estenderle e fletterle sul pavimento per capire che, una volta inserite nella neve compressa dalla valanga, richiedano di rompersi o piegarsi seguendo un percorso non rettilineo. Questo non aiuta a trovare le vittime.

Una sonda ben fatta ed abbastanza robusta sarà la scelta migliore. Ottime le sonde in carbonio di Black Diamond.

Lo zaino è un accessorio obbligatorio, a meno che non vogliate trasportare liquidi, cibo, pelli, ramponi e tutto il resto nelle tasche dell’abbigliamento. Non credo…

Esistono zaini che possiamo definire classici: prodotti da quasi tutti i brand dell’outdoor, è importante che siano abbastanza grandi da accogliere tutta la nostra attrezzatura. Consiglio anche di prenderne uno con la predisposizione per le sacche idriche come le Camelbak.

Negli ultimi anni, però, si stanno diffondendo sempre di più gli zaini con airbag anti-valanga. Questi zaini contengono un sistema composto da uno o due palloni gonfiabili, e da una bombola (alcuni produttori ne prevedono due, a discapito di peso e volume occupato nello zaino) che viene attivata tramite una maniglia posta nello spallaccio dello zaino.

L’airbag da valanga funziona seguendo i principi della fisica: quando si viene trascinati dalla valanga, il sistema deve essere attivato il prima possibile, e gonfiando i palloni si arriva ad aumentare il proprio volume di 170 litri (nel caso del TwinBag ABS). Questo permette di galleggiare sopra la valanga (dove le parti più piccole e polverose finiscono sul fondo, mentre i grossi blocchi di neve gli scivolano sopra) e di aumentare le probabilità di sopravvivenza e di venir soccorsi in tempi brevi.

Lo zaino con l’airbag non è una novità: l’azienda ABS li produce da moltissimi anni ed ha sviluppato un sistema molto affidabile, anche se richiede manutenzione, come ogni dispositivo dal quale potrebbe dipendere la nostra sopravvivenza.

Prima dell’acquisto, provate sempre lo zaino: deve essere comodo sia sugli spallacci che in vita, deve essere della misura giusta per la vostra schiena, ed essere robusto ma leggero.

I prezzi di uno zaino classico sono solitamente fra i 100€ e i 200€. Quelli di uno zaino con airbag, prodotti molto meglio, vano dai 600 ai 1200€ per un JetForce di BD.

ABS

E’ l’azienda che da più tempo commercializza airbag da valanga, tanto che ABS è praticamente diventato sinonimo di airbag da valanga, tanto quanto l’iPod è diventato il sinonimo di riproduttore digitale di musica…

Sono gli unici a produrre un sistema a doppio airbag, raggiungendo un totale di 170 litri di volume aggiuntivo e garantendo una certa efficacia anche nel caso in cui uno dei due airbag dovesse forarsi a causa di un impatto contro oggetti appuntiti o rocce.

Snowpulse/Mammut

Il primo concorrente di ABS. Snowpulse ha inventato il sistema, e Mammut ha acquisito il brand. La società svizzera ha deciso di diversificare il sistema. Esistono 3 tipi di opzioni: R.A.S., P.A.S. e P.A.S. a corpetto o gilet.

Black Diamond/Pieps

La collaborazione fra questi due grandi marchi ha prodotto il primo airbag da valanga a batterie, che gonfia un unico pallone tramite una ventola. Il vantaggio è che, essendo ricaricabile, non ha praticamente costi di manutenzione e può essere attivato quante volte si vuole, anche solo per prova o per far vedere agli amici come funziona. L’altro vantaggio è che il JetForce (questo il nome del sistema) è programmato per sgonfiarsi dopo 3 minuti dalla sua attivazione: questo permette di creare una sacca d’aria o un minimo di movimento nel caso ci si trovi sotto la neve.  Lo svantaggio è il peso, nettamente superiore ai concorrenti, e il fatto che ci si deve ricordare di ricaricare un altro dispositivo, oltre a cellulare, radio, luci etc.

Alternative:

Avalung

Altro prodotto di Black Diamond. L’Avalung può essere integrato in uno zaino oppure essere “indossato” sotto la giacca tecnica. Non è un airbag da valanga ma un dispositivo che aiuta la respirazione sotto la neve. E’ composto da un boccaglio tipo quelli da subacqueo, e da un sistema passivo che espelle dietro di noi e in fondo alla schiena l’anidride carbonica che espiriamo.

Io lo trovo un sistema non efficace perché, tanto per cominciare, è difficile tenersi fra i denti un boccaglio mentre ci si diverte in freeride, in secondo luogo non ci aiuta a restare sulla superficie della valanga. Questo significa anche essere sottoposti alle incredibili compressioni della neve, e dubito che una volta sotto e paralizzati dalla neve compressa, si riesca a respirare.

Proteggersi dai possibili impatti è una cosa saggia. Io uso sempre degli shorts per la protezione dei fianchi e del sacro, ed ovviamente uso la protezione più importante, il casco.

Sto scrivendo un articolo dedicato proprio ai caschi, che vengono prodotti in due classi differenti e che devono essere scelti con molta attenzione, mettendo in secondo piano l’estetica a favore della calzata e della sicurezza o delle caratteristiche tecniche.

Un’altra protezione indispensabile è quella per la schiena. Se possibile dovrebbe essere portata anche quando si usa lo zaino, altrimenti è comunque d’obbligo e praticamente impercettibile quando ci dedichiamo al freeride in pista.

Esistono poi molte altre protezioni, da quelle a corpetto tipo motocross per le spalle e le costole, fino alle ginocchiere. Dipende da ciascuno di noi proteggere eventuali nostri “punti deboli”.

Oltre all’attrezzatura obbligatoria, suggerisco di portare sempre con se nello zaino queste cose:

Cartine topografiche del territorio

Nel caso in cui ci si perda e il cellulare non abbia una buona ricezione dati (o peggio, sia scarico), una cartina e la capacità di leggerla ci aiuterà a tornare a casa.

Bussola

Anche se abbiamo una bussola nel cellulare o nell’orologio che usiamo per l’attività sportiva (come il Suunto Ambit 3 Peak), per le gite lunghe è sempre preferibile avere anche una buona bussola non digitale. Funziona sempre e costa poco.

Batterie di riserva per radio, cellulare, luci notturne

A seconda della durata della gita, è sempre meglio portarsi dietro batterie extra. Un pacco per la radio, una batteria portatile per il cellulare e le batterie di riserva per le luci frontali notturne. Cerchiamo di tenere le batterie al caldo perché le basse temperature tendono a scaricarle più facilmente.

Cellulare

Sembra scontato, ma uscite sempre con il vostro cellulare ben carico e con credito sufficiente a fare qualsiasi chiamata. Avvertire i soccorsi in caso di imprevisti è fondamentale. Memorizzate il numero unico Europeo (112) e non esitate a comporlo se capita qualcosa.

Recco System (riflettore)

Il sistema Recco è simile all’ARVA. Si tratta di un transponder che può essere rilevato anche sotto la neve tramite uno speciale “faro”radio. Questo faro può addirittura essere utilizzato dagli elicotteri di soccorso, e per questo motivo il sistema Recco è presente in tutte le grandi località sciistiche del mondo.

Recco differisce dall’ARVA perché mentre quest’ultima è considerata un dispositivo di autosoccorso, utilizzabile dai compagni di escursione per effettuare una ricerca delle vittime di una valanga, Recco può essere utilizzato solo dai soccorritori forniti dell’attrezzatura in grado di rilevare il segnale del transponder Recco.

Il vantaggio di Recco è che a volte è integrato nell’abbigliamento tecnico da sci o da snowboard, inoltre si trovano in commercio (io li ho trovati da Snell Sports di Chamonix) degli adesivi con transponder che possono essere applicati ovunque, purché sia un posto protetto. Il costo di 2 tag è di 20€, io ne ho installato uno all’interno del liner del mio casco, ed un secondo all’interno dello scarpone.

Radio Walkie Talkie

Utilizzo sempre le radio walkie talkie quando esco in freeride con i miei amici. Sono molto utili, permettono di comunicare senza estrarre il cellulare, funzionano sempre e servono a procedere lungo i pendii con la massima sicurezza, anche quando il nostro compagno è già sceso e non lo vediamo più.

E’ importante usare la radio per sapere se tutto procede bene, se quella linea particolare è percorribile o se è meglio evitare alcune zone per la presenza di rocce o ostacoli pericolosi.

Altro…

Se uscite con la split, portate uno straccio in cotone che assorba bene: è utile quando dobbiamo rimettere le pelli e la soletta della tavola è umida o innevata.

Portare lenti per gli occhiali o la maschera con una gradazione diversa, se le avete. Il meteo potrebbe cambiare e le lenti da sole sarebbero troppo scure.

Le Altre Regole

Se avete uno smartphone, scaricate un’App che permetta di inviare facilmente la propria posizione GPS ai soccorritori. Tra le migliori per iOS c’è sicuramente Motion-X GPS.

Pianificare

Ogni uscita in fuoripista deve essere pianificata. Attraverso la lettura dei bollettini nivo-meteorologici pubblicati dalla regione nella quale si trova il nostro spot, sapremo quanto è alto il rischio valanghe e dove eventualmente è meglio uscire.

Impariamo a leggere le carte topografiche, e possibilmente uscito sempre in spot che conosciamo, oppure facciamo in modo di poter osservare la nostra linea di discesa, prima di salire con la split.

Come Eseguire una Ricerca di Vittime Sepolte da una Valanga

Allenarsi spesso in modo da rendere il metodo una procedura automatica, può fare la differenza fra la vita e la morte. Pensateci.

Il 97% delle valanghe viene innescato dalla stessa vittima coinvolta, oppure da un suo compagno di freeride. Questa è una buona notizia – come dice l’esperto Bruce Tremper – perché significa che, in qualche modo, possiamo evitare determinate aree o certi comportamenti che portano al distacco di una lastra.

L’altra cosa da tenere bene a mente è che la vita delle vittime investite da una valanga dipende da quanto saremo veloci nell’individuarle sotto la neve, e dalla velocità ed organizzazione nello scavare per raggiungerle ed estrarle. Suggerisco anche di seguire un corso per la rianimazione cardio-respiratoria. Potrebbe salvare la vita di qualcuno, un giorno.

Fasi della procedura (ricerca di un sepolto che indossa l’ARVA):

Esiste una procedura standard per eseguire una ricerca eventuali vittime travolte da una valanga. In realtà esiste una procedura ben precisa da seguire sin dai primissimi momenti che seguono il distacco.

Ricordando ancora una volta a tutti che la prevenzione inizia nel momento in cui ci si sveglia alla mattina, prima di raggiungere i fuoripista.

  1. Valutare se è sicuro iniziare le ricerche. Spesso possono staccarsi altre valanghe, e se restano travolti anche coloro che in un primo momento non sono stati coinvolti dalla valanga, significa che difficilmente qualcuno riuscirà a salvarsi.
  2. Chiamare i soccorsi con il cellulare. Ecco perché il cellulare deve essere sempre carico. Se frequentate abitualmente aree dove il cellulare non riceve bene, vi consiglio l’acquisto di uno SPOT GPS oppure di un telefono satellitare. Ancora una volta, la spesa potrebbe valere la nostra vita o quella dei nostri compagni.
  3. Scegliere un leader per la ricerca. Se si è in più di una persona (cosa che auguro e consiglio a tutti)
  4. Impostare le ARVA in modalità ricerca. Spegniamo i cellulari per evitare interferenze, tranne quello della persona che ha avvertito i soccorsi. Se siamo soli nella ricerca, teniamo il cellulare acceso ma lontano dall’ARVA. Se ci si trova sopra il punto del distacco, iniziare la ricerca dal punto in cui si è certi di aver visto il nostro compagno scomparire travolto dalla neve, oppure dal punto più alto, entrando lateralmente sull’area valanghiva. Se invece ci si trova sotto l’area, iniziare la ricerca dal fondo della zona di accumulo dei detriti. In questa prima fase, seguiamo le indicazioni dell’ARVA per avvicinarci alla vittima.

IN COSTRUZIONE

L’Analisi del Manto Nevoso

Ovvero l’arte di leggere i cristalli di neve. Saperlo fare sarebbe utile a tutti.

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Tecnologia e Software in Nostro Aiuto

Cosa scaricare sui nostri smartphone e come abituarsi ad utilizzare questi strumenti

White Risk

Meteo App

Webcam App

Motion-X App

GPS App topografiche

Sommario
Titolo
La Sicurezza in Montagna
Descrizione
I metodi più comuni per valutare il territorio in caso di escursioni fuoripista in neve fresca.
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